Per capire se tasse e F24 della dichiarazione 2026 del regime forfettario sono corretti non basta guardare l’importo da pagare: servono tre quadrature separate. La prima verifica che gli incassi 2025 siano stati trasformati correttamente in reddito imponibile; la seconda controlla imposta sostitutiva e contributi; la terza riconcilia saldo, acconti, crediti e modelli F24.
Questa pagina non sostituisce la guida generale alla dichiarazione dei redditi della Partita IVA né l’approfondimento sul Quadro LM del regime forfettario. L’obiettivo è diverso: darti un metodo pratico per controllare il risultato prima di pagare e individuare in quale passaggio nasce un’eventuale differenza.
Il controllo più utile: dividere il calcolo in tre quadrature
Un errore diventa difficile da trovare quando si confrontano soltanto due numeri: “quanto ho fatturato” e “quanto devo pagare”. Nel mezzo ci sono diversi passaggi fiscali. Conviene quindi separare il controllo in tre blocchi.
- Quadratura 1 – incassi e reddito: quanto hai realmente incassato, quale coefficiente si applica e quale reddito forfettario ne deriva.
- Quadratura 2 – reddito e imposta: quali contributi sono deducibili e se l’aliquota corretta è il 5% o il 15%.
- Quadratura 3 – imposta e F24: quali acconti e crediti riducono il saldo e quali somme dell’F24 appartengono invece all’anno successivo.
Quadratura 1: gli incassi della dichiarazione coincidono con quelli reali?
Nel regime forfettario il reddito segue, in via generale, il principio di cassa. Per la dichiarazione 2026 il primo dato da controllare sono quindi i ricavi o compensi fiscalmente rilevanti del 2025, non il semplice totale delle fatture emesse.
Una fattura emessa a dicembre 2025 e incassata nel 2026 non va trattata automaticamente come un incasso 2025. Viceversa, un compenso fatturato nel 2024 ma percepito nel 2025 può rilevare nel 2025. Per questo è utile confrontare fatture, estratti conto, corrispettivi e il proprio prospetto degli incassi.
L’Agenzia delle Entrate, nella pagina del Quadro LM 2026, ricorda ai contribuenti forfettari di verificare i dati precompilati e le informazioni del foglio informativo. La precompilazione utilizza anche fatture elettroniche e corrispettivi, ma il controllo del contribuente resta necessario.
Se vuoi distinguere meglio fatturato, incassato e reddito puoi usare la guida al calcolo del fatturato nel regime forfettario.
Il secondo dato da verificare è il coefficiente di redditività
Dopo aver quadrato gli incassi devi verificare il coefficiente di redditività. Nel forfettario non si sottraggono i costi reali voce per voce: il reddito lordo viene determinato applicando agli incassi il coefficiente previsto per il gruppo di attività.
Se svolgi più attività, non dare per scontato che basti un unico coefficiente. Attività appartenenti a gruppi diversi possono richiedere una separazione degli incassi. È un controllo particolarmente importante quando nel corso dell’anno è stato aggiunto o modificato un codice ATECO.
Quadratura 2: dal reddito all’imposta sostitutiva
Una volta determinato il reddito forfettario lordo, il passaggio successivo consiste nel verificare i contributi previdenziali deducibili e l’aliquota dell’imposta sostitutiva. I contributi non vanno trattati come una stima generica: occorre controllare quelli effettivamente versati e deducibili secondo le regole applicabili.
Per questo passaggio puoi approfondire i contributi previdenziali obbligatori deducibili. Se sei un libero professionista senza Cassa, è utile anche verificare la disciplina della Gestione Separata INPS.
5% o 15%: il controllo non è formale
L’aliquota ordinaria del regime forfettario è il 15%. Il 5% è previsto per le nuove attività che rispettano le condizioni stabilite dalla legge. Non è quindi sufficiente che la Partita IVA sia recente: bisogna verificare concretamente i requisiti.
Esempio di controllo: rifare il calcolo senza partire dall’F24
Immaginiamo un contribuente che nel 2025 abbia incassato 32.000 euro, con coefficiente di redditività del 67%, e abbia versato 5.000 euro di contributi previdenziali deducibili.
Il punto importante è che 2.466 euro rappresentano l’imposta teorica dell’esempio al 15%, non necessariamente la cifra da versare con il prossimo F24. Per arrivare al saldo bisogna ancora considerare gli acconti già pagati e gli eventuali crediti.
Quadratura 3: perché saldo e F24 possono essere diversi dall’imposta
Supponiamo che nell’esempio l’imposta teorica sia 2.466 euro e che nel 2025 siano stati versati 2.000 euro di acconti correttamente riconosciuti. In assenza di altri crediti o rettifiche, il saldo sarebbe di 466 euro.
Se però nello stesso momento devi versare anche il primo acconto 2026, l’F24 complessivo sarà superiore a 466 euro senza che ciò significhi necessariamente che il calcolo della dichiarazione sia sbagliato. È qui che nasce gran parte della confusione.
Per verificare il passaggio puoi confrontare il risultato con la guida al saldo dell’imposta sostitutiva e con quella sul primo acconto del regime forfettario.
Come leggere i codici 1790, 1791 e 1792
Quando controlli il modello, non sommare mentalmente queste voci come se fossero tutte “tasse del 2025”. Il saldo riguarda il periodo precedente; gli acconti anticipano l’imposta del periodo successivo. Per la compilazione puoi consultare la guida all’F24 del regime forfettario.
La checklist da usare con dichiarazione e prospetto del commercialista
- Il totale degli incassi 2025 coincide con il prospetto reale?
- Ci sono fatture 2025 incassate nel 2026 o incassi 2025 relativi a fatture precedenti?
- Il coefficiente di redditività corrisponde all’attività esercitata?
- Con più attività sono stati verificati i coefficienti applicabili?
- I contributi dedotti corrispondono a quelli effettivamente versati e ammessi?
- L’aliquota 5% o 15% è quella corretta?
- Gli acconti già pagati risultano nella dichiarazione?
- Sono presenti crediti che riducono il debito?
- Il saldo è distinto dagli acconti dell’anno successivo?
- I codici tributo dell’F24 corrispondono alle singole voci?
Quando una differenza è un vero campanello d’allarme
Non tutte le differenze indicano un errore. Un F24 più alto dell’imposta teorica può essere normale se comprende acconti. Diventa invece opportuno approfondire quando il reddito dichiarato non si riconcilia con gli incassi, il coefficiente non corrisponde all’attività, mancano contributi versati o acconti già pagati, oppure viene applicata l’aliquota del 5% senza una verifica dei requisiti.
Un altro segnale è un forte scostamento rispetto all’anno precedente senza variazioni significative di incassi, coefficiente, previdenza o aliquota. In quel caso conviene chiedere il dettaglio dei passaggi che portano dal reddito al saldo, invece di limitarsi al totale finale.
Cosa chiedere al commercialista se il calcolo non torna
La domanda più utile non è “perché pago così tanto?”, ma “mi puoi mostrare la riconciliazione tra incassi, reddito forfettario, contributi, imposta, acconti e saldo?”. Un prospetto costruito in questo ordine permette di individuare rapidamente il punto in cui i dati non coincidono.
Se la dichiarazione è già stata trasmessa, prima di effettuare una correzione è necessario capire quale dato è errato e quale effetto produce su imposta e versamenti. Correggere il numero finale senza aver individuato l’origine della differenza può creare una seconda incoerenza.
Domande frequenti
La dichiarazione precompilata è automaticamente corretta per un forfettario?
No. I dati precompilati sono un punto di partenza e devono essere verificati. L’Agenzia stessa invita i forfettari a controllare il Quadro LM e il foglio informativo.
Se l’F24 è più alto del 15% del reddito imponibile c’è un errore?
Non necessariamente. L’F24 può comprendere saldo, acconti e altri versamenti. Prima bisogna distinguere le singole voci.
I contributi INPS riducono l’imposta sostitutiva?
I contributi previdenziali obbligatori deducibili riducono il reddito su cui viene calcolata l’imposta, nei limiti e secondo le regole applicabili.
Con più codici ATECO devo controllare più coefficienti?
Sì, quando le attività rientrano in gruppi con coefficienti di redditività differenti. Gli incassi devono essere ricondotti correttamente alle attività interessate.
Qual è il modo più rapido per trovare un errore?
Ricostruire il calcolo nell’ordine: incassi → coefficiente → contributi → imponibile → aliquota → imposta → acconti e crediti → saldo → F24. Il primo punto in cui i dati divergono indica dove approfondire.
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