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Affiliate marketing e regime forfettario 2026: ATECO e INPS

Esperto risponde·Aggiornato il 21 Agosto 2026

Un nostro lettore, Aldo di Milano, lavora come dipendente a tempo pieno e ricava circa 1.500 euro l’anno da un sito internet attraverso circuiti pubblicitari, link e sistemi di affiliazione. Ci chiede come regolarizzare l’attività, quale Partita IVA utilizzare e quali conseguenze ci siano sul piano previdenziale.

Argomenti del post

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  • Affiliate marketing e regime forfettario: la domanda di Aldo
  • La nostra risposta ad Aldo
  • Quando serve la Partita IVA per affiliate marketing?
  • Quale codice ATECO per affiliate marketing?
  • Affiliate marketing: Gestione Separata o Gestione Commercianti?
  • Chi è dipendente a tempo pieno paga sempre anche i contributi commercianti?
  • Lavoro dipendente e regime forfettario nel 2026
  • Il regime forfettario può essere utilizzato per affiliate marketing?
  • Quale coefficiente di redditività si applica?
  • E l’INAIL?
  • Cosa deve verificare Aldo?
  • Fonti ufficiali

Affiliate marketing e regime forfettario: la domanda di Aldo

Buongiorno, sono dipendente a tempo pieno e gestisco un sito internet dal quale ottengo circa 1.500 euro annui attraverso circuiti pubblicitari, Google AdSense e sistemi simili.

Vorrei mettermi in regola e capire se devo aprire la Partita IVA, iscrivermi al Registro Imprese e versare contributi INPS. Essendo già dipendente a tempo pieno, vorrei inoltre sapere come viene valutata la mia posizione previdenziale.

Aldo – Milano

La nostra risposta ad Aldo

Ciao Aldo. Prima di tutto bisogna distinguere attività differenti che spesso vengono indicate genericamente come “affiliate marketing”.

Guadagnare attraverso link affiliati, mettere a disposizione spazi pubblicitari, utilizzare Google AdSense e promuovere prodotti o servizi di terzi sono modalità di monetizzazione che possono convivere, ma non determinano automaticamente lo stesso inquadramento fiscale e previdenziale.

Bisogna quindi partire dall’attività concretamente svolta, dalla sua abitualità e dal modo in cui è organizzata.

Quando serve la Partita IVA per affiliate marketing?

Non esiste una soglia di 5.000 euro o un diverso importo di ricavi sotto il quale sia sempre possibile evitare la Partita IVA.

Il criterio principale è l’abitualità dell’attività. Se il sito viene gestito con continuità e viene utilizzato stabilmente per produrre ricavi mediante affiliazioni, pubblicità o altre forme di monetizzazione, occorre valutare l’apertura della Partita IVA anche quando gli importi iniziali sono contenuti.

Il fatto che nel tuo caso i ricavi siano circa 1.500 euro l’anno non permette quindi, da solo, di qualificare l’attività come occasionale.

Quale codice ATECO per affiliate marketing?

Non esiste un codice da applicare automaticamente a qualunque attività definita “affiliate marketing”. È necessario comprendere cosa viene effettivamente fatto.

Nella classificazione ATECO 2025 il codice 73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari può essere pertinente quando l’attività consiste concretamente nella gestione di campagne e servizi pubblicitari.

La classificazione comprende però anche attività differenti, tra cui l’influencer marketing e altri servizi di promozione e comunicazione. Per questo il codice deve essere scelto sulla base dell’attività prevalente, non semplicemente perché i ricavi arrivano da un programma di affiliazione.

Se il tuo modello consiste invece soprattutto nella vendita o gestione di spazi pubblicitari, può essere utile confrontare anche il nostro approfondimento su banner pubblicitari e Partita IVA.

Affiliate marketing: Gestione Separata o Gestione Commercianti?

Nemmeno l’iscrizione alla Gestione Commercianti può essere determinata automaticamente dalla parola “affiliate marketing”.

L’INPS richiede, per l’iscrizione alla Gestione Commercianti, che l’imprenditore partecipi personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza.

La Circolare INPS n. 44 del 19 febbraio 2025 ha inoltre chiarito, con riferimento ai content creator e alle attività digitali, che bisogna distinguere il lavoro autonomo professionale dall’attività organizzata in forma d’impresa.

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Quando prevalgono gli elementi organizzativi e l’attività assume natura imprenditoriale può entrare in gioco la Gestione Commercianti. Quando invece prevale il lavoro personale e intellettuale svolto fuori da un’organizzazione d’impresa può essere rilevante la Gestione Separata INPS.

Per questo non è corretto scegliere una gestione previdenziale soltanto in funzione del costo contributivo.

Chi è dipendente a tempo pieno paga sempre anche i contributi commercianti?

No, ma neppure è corretto parlare di un’esenzione automatica semplicemente perché esiste un rapporto di lavoro dipendente.

Per la Gestione Commercianti deve essere verificato il requisito della partecipazione personale all’attività d’impresa con carattere abituale e prevalente. Un lavoro dipendente a tempo pieno è quindi un elemento molto importante nella valutazione della prevalenza, ma la posizione concreta deve essere esaminata sulla base dell’attività effettivamente svolta.

Nel tuo caso non bisogna quindi partire dalla conclusione “sono dipendente, quindi non pago INPS”, ma verificare prima quale sia il corretto inquadramento dell’attività e se esistano realmente i presupposti per l’iscrizione alla Gestione Commercianti.

Lavoro dipendente e regime forfettario nel 2026

Nel 2026 chi percepisce anche redditi di lavoro dipendente deve prestare particolare attenzione alla relativa causa ostativa.

Per gli anni 2025 e 2026 il limite previsto dalla legge è stato elevato a 35.000 euro. Il precedente riferimento a 30.000 euro contenuto in questa risposta non è quindi più aggiornato.

La verifica deve essere effettuata secondo le regole previste dalla disciplina del regime forfettario e tenendo conto anche delle eventuali eccezioni applicabili alla cessazione del rapporto di lavoro.

Il regime forfettario può essere utilizzato per affiliate marketing?

Sì, se sono rispettati tutti i requisiti previsti dalla legge.

Il limite ordinario dei ricavi o compensi del regime forfettario è di 85.000 euro. Se vengono superati 100.000 euro nel corso dell’anno, il regime cessa di applicarsi nello stesso anno secondo le regole previste dalla normativa.

L’imposta sostitutiva è normalmente del 15%. L’aliquota ridotta del 5% è applicabile per il periodo agevolato solo quando ricorrono tutti i requisiti previsti per una nuova attività.

Per una panoramica completa dei requisiti puoi consultare la nostra guida al regime forfettario 2026.

Quale coefficiente di redditività si applica?

Il coefficiente di redditività dipende dall’attività fiscale effettivamente individuata e dal relativo inquadramento nella disciplina del regime forfettario.

Per questo non è prudente attribuire automaticamente un coefficiente del 78% a qualunque attività definita “affiliate marketing”: prima bisogna individuare correttamente l’attività e il codice ATECO applicabile.

E l’INAIL?

Anche l’obbligo INAIL non può essere escluso semplicemente affermando che l’attività non è artigianale.

L’eventuale obbligo assicurativo dipende dall’attività concretamente esercitata, dalle modalità con cui viene svolta e dalla presenza dei presupposti previsti dalla normativa. Va quindi verificato sulla posizione reale e non attribuito o escluso automaticamente.

Cosa deve verificare Aldo?

  • se l’attività viene svolta abitualmente;
  • quale sia la vera attività prevalente tra affiliazioni, pubblicità e produzione di contenuti;
  • il corretto codice ATECO 2025;
  • se l’attività abbia natura professionale oppure d’impresa;
  • l’eventuale obbligo di iscrizione al Registro Imprese;
  • la gestione INPS applicabile;
  • la compatibilità con il lavoro dipendente;
  • il limite di 35.000 euro previsto nel 2026 per i redditi di lavoro dipendente;
  • l’eventuale posizione INAIL;
  • i requisiti complessivi per applicare il regime forfettario.

Solo dopo avere definito questi elementi è possibile quantificare correttamente imposte, contributi e costi della posizione.

Fonti ufficiali

  • INPS, Circolare n. 44 del 19 febbraio 2025 – Content creator e profili previdenziali.
  • INPS – Iscrizione alla Gestione Commercianti.
  • ISTAT – Classificazione ATECO 2025.
  • Legge 30 dicembre 2024, n. 207 – limite lavoro dipendente 35.000 euro per 2025 e 2026.

Un saluto
Lo Staff di regimeminimi.com

Se l’affiliate marketing è collegato alla produzione di contenuti digitali, può essere utile approfondire anche la guida ai contributi INPS per YouTuber e content creator.

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