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Istruttori sportivi e partita Iva

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Hai sentito parlare del regime forfettario e cerchi maggiori informazioni? Sei un istruttore sportivo e vuoi aprire la partita IVA?
Oggi ci occupiamo di istruttori sportivi e partita Iva soffermandoci in modo particolare sulla tipologia di inquadramento e sugli aspetti fiscali.
Se sei un istruttore sportivo e vuoi avviare l’attività il nostro consiglio è di aprire una partita Iva ed adottare il regime forfettario.

Un aspetto importante ed anche un abbastanza atipico rispetto ad altre categorie riguarda proprio l’inquadramento fiscale.
Ovviamente la posizione corretta prevede il possesso di una partita Iva, ma spesso la situazione è diversa.
Ci riferiamo al caso degli istruttori sportivi senza partita Iva che collaborano sistematicamente con un associazione sportiva.
Non è un caso sporadico ma al contrario di quanto si pensa si verifica frequentemente.

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Istruttori sportivi e compensi occasionali

Come è noto sotto l’aspetto tributario c’è una normativa molto utilizzata per il pagamento dei compensi agli istruttori sportivi da parte delle A.S.D o S.S.D.
Si tratta dei pagamenti qualificati come occasionali e l’art. 67, primo comma lettera m) Tuir ne disciplina un trattamento favorevole.
L’art. 67 primo comma lettera m) Tuir dispone quali sono considerati redditi ovvero:

  • le indennità di trasferta
  • i rimborsi forfettari di spesa
  • i premi
  • i compensi erogati ai direttori artistici ed ai collaboratori tecnici per prestazioni di natura non professionale.

Gli stessi devono essere erogati nell’esercizio diretto di :

  1. attività sportive dilettantistiche dal CONI;
  2. dalle Federazioni sportive nazionali;
  3. dall’Unione Nazionale per l’Incremento delle Razze Equine (UNIRE);
  4. dagli enti di promozione sportiva;
  5. da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto.

Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche.

Le indennità, i rimborsi forfettari, i premi e i compensi di cui alla lettera m del comma 1 dell’articolo 67 non concorrono a formare il reddito.
A meno che non venga superato  l’importo complessivo nel periodo d’imposta di 7.500 €.

Istruttori sportivi: il difficile inquadramento fiscale

Se esiste una norma che agevola i redditi degli istruttori sportivi quando si classificati come redditi diversi, non è semplice capire chi può usufruire di tali norme.
Inquadrare adeguatamente la professione di istruttore sportivo non è facile.
In questi ultimi anni anche la giurisprudenza non ha avuto un orientamento univoco.
In particolare occorre analizzare la figura di istruttore sportivo ed il rapporto che lo lega all’associazione.
Vediamo dunque due sentenze recenti che inquadrano il problema in maniera non uniforme.

La Cassazione, III sezione 602/2014 ha dovuto trattare il caso più abituale: quello di accertarsi se l’inquadramento dell’istruttore sportivo ai sensi dell’art. 67 primo comma lettera m) Tuir sia sempre consono alle prestazioni effettuate nei confronti di una società sportiva dilettanstisca che gestisce una palestra, regolarmente iscritto al registro Coni.
Secondo la Cassazione «quale premessa di ordine metodologico, occorre partire dalla nozione di attività sportiva dilettantistica.

Nel nostro ordinamento non figura una definizione giuridica univoca di tale attività e, più in generale, di sport dilettantistico.
Tale nozione si ricava per esclusione rispetto al concetto di attività sportiva professionistica.
Ovvero che prevede l’esercizio di attività sportive in via continuativa, e remunerata a titolo professionale, normativamente disciplinata dalla legge 91/81, sul professionismo sportivo.
In parallelo va aggiunto che la figura del lavoratore sportivo dilettante non forma oggetto di una disciplina giuridica compiuta, né nell’ordinamento sportivo, né in quello nazionale.
Manca, infatti, uno specifico inquadramento sotto il profilo del diritto del lavoro, mentre si rinviene la regolazione di taluni aspetti specifici, soprattutto nel settore del diritto tributario.

Le precisazioni della Corte

Dopo questa premessa secondo la Corte gli istruttori o i maestri che tengano dei corsi in favore dei soci/clienti del sodalizio, potrebbero essere regolarmente inquadrati nell’alveo della predetta normativa di favore. (cioè l’articolo 67, primo comma, lettera m) del Tuir).
Sempre che tali attività si svolgano nel contesto di un rapporto associativo che lega l’istruttore/maestro al sodalizio. Laddove, invece, si dovesse accertare che il compenso ricevuto da tali soggetti sia ricollegato o ricollegabile all’assunzione di un obbligo di fare la situazione sarebbe diversa.
E’ evidente che la mancata partecipazione alla vita associativa del sodalizio, o la ricezione di un compenso secondo logiche di mercato, vanificherebbe la natura sportivo-dilettantistica della prestazione.
Molto più aperta invece appare la lettura della norma fiscale agevolativa da parte della Corte d’appello di Firenze.

La stessa con Sent. 683/2014 ritiene che la finalità perseguita dal legislatore è quella di realizzare un regime di favore a vantaggio delle associazioni sportive dilettantistiche.
Esentando dal pagamento dell’imposta (e della contribuzione) quanto queste corrispondano in forme di rimborsi forfettari o di compensi.
Questo vale non solo per gli atleti, ma anche per tutti coloro che collaborano con mansioni tecniche o gestionali, al funzionamento della struttura riconosciuta dal Coni.
Vi sottende, ovviamente, la necessità di incentivare questo tipo di attività e di alleggerirne i costi di gestione.
Il presupposto è sicuramente quello di avere anche una funzione educativa, che consegue all’esercizio di attività sportive non professionistiche.

Istruttori sportivi con partita Iva

Per gli istruttori sportivi e le rispettive ASD che vogliono chiarezza nei loro rapporti di lavoro, non rimane che percorrere la strada più sicura, ossia istruttore sportivo con partita Iva.
Se vuoi aprire la Partita IVA il regime forfettario, rappresenta un ottima opportunità per risparmiare sulle tasse da versare.
Nel caso degli istruttori sportivi, la tabella ministeriale ci indica che:

  • limite dei ricavi 65.000 €;
  • coefficiente di redditività 78%.

Facciamo un esempio

Matteo è un istruttore sportivo che nel 2020 apre la posizione Iva per la prima volta e sceglie di adottare il regime forfettario.
Supponiamo che alla fine dell’anno riceva compensi per 10.000 €
Le tasse che dovrà versare saranno cosi calcolate:

10.000 € x 78% = reddito imponibile 7.800 €.
imposta sostitutiva 7.800 x 5% = 390 €.

Se hai la necessità di approfondire il regime forfettario con le novità sulla flat tax ti consigliamo la lettura del libro Regime forfettario e contabilità semplificata 2019 di Salvatore Giordano. 

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44 Comments

  1. Avatar Irene 11 Gennaio 2018
    • Sysadmin Staff 11 Gennaio 2018
  2. Avatar MARIANO 2 Febbraio 2018
    • Sysadmin Staff 8 Febbraio 2018
  3. Avatar Carlo 13 Febbraio 2018
    • Sysadmin Staff 15 Febbraio 2018
  4. Avatar Cristiano 22 Marzo 2018
    • Sysadmin Staff 23 Marzo 2018
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    • Sysadmin Staff 28 Dicembre 2018
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