Istruttori sportivi e partita Iva

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Per trattare l’argomento di oggi prendiamo spunto da alcune richieste che ci sono arrivate di recente da parte di alcuni lettori del blog.
Se anche tu sei un istruttore sportivo e vuoi avviare un attività di questo genere, il nostro consiglio è di aprire una partita Iva ed adottare il regime forfettario.

Vediamo le cose fondamentali da sapere sugli istruttori sportivi e partita Iva facendo una premessa fondamentale, quella relativa all’inquadramento.
Un aspetto molto particolare riguarda difatti l’inquadramento fiscale, quello corretto è munito di partita Iva, ma è possibile anche trovare situazioni con un inquadramento alternativo.

Ci riferiamo al caso in cui gli istruttori sportivi senza partita Iva che collaborano sistematicamente con la stessa associazione sportiva, non è un caso sporadico ma al contrario si verifica molto di frequente.

Legge di Bilancio 2019
Probabilmente nella Legge di Stabilità 2019 sarà implementata la cosiddetta flat tax per il regime forfettario e dei minimi. Nella versione in esame al Parlamento risultano aumentate la soglie del reddito dagli attuali 30.000 euro ai 65.000 euro con aliquote del 15% (5% per i primi 5 anni). Ti invitiamo a tornare sul nostro blog per ulteriori novità.
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Istruttori sportivi e compensi occasionali

Come è noto sotto l’aspetto tributario vi è una normativa molto utilizzata per il pagamento dei compensi agli istruttori sportivi da parte delle A.S.D o S.S.D.
Si tratta dei pagamenti qualificati come occasionali e l’art. 67, primo comma lettera m) tuir ne disciplina un trattamento favorevole.
L’art. 67 primo comma lettera m) Tuir dispone quali sono considerati redditi ovvero:

  • le indennità di trasferta;
  • i rimborsi forfettari di spesa;
  • i premi;
  • i compensi erogati ai direttori artistici ed ai collaboratori tecnici per prestazioni di natura non professionale.

Gli stessi devono essere erogati nell’esercizio diretto di :

  1. attività sportive dilettantistiche dal CONI;
  2. dalle Federazioni sportive nazionali;
  3. dall’Unione Nazionale per l’Incremento delle Razze Equine (UNIRE);
  4. dagli enti di promozione sportiva;
  5. da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto.

Tale disposizione si applica anche ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di carattere amministrativo gestionale di natura non professionale resi in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche.

Le indennità, i rimborsi forfettari, i premi e i compensi di cui alla lettera m del comma 1 dell’articolo 67 non concorrono a formare il reddito.
A meno che non venga superato  l’importo complessivo nel periodo d’imposta di 7.500,00 €.

Istruttori sportivi: il difficile inquadramento fiscale

Se esiste una norma agevolativa laddove i redditi degli istruttori sportivi si qualifichino quali redditi diversi, il problema non risolto è capire chi possa utilizzare tale norme.
Inquadrare adeguatamente la professione di istruttore sportivo non è facile.
In questi ultimi anni anche la giurisprudenza non ha avuto un orientamento univoco.
In particolare occorre analizzare la figura di istruttore sportivo ed il rapporto che lo lega all’associazione.
Vediamo dunque due sentenze recenti che inquadrano il problema in maniera non uniforme.

La Cassazione, III sezione 602/2014 ha dovuto trattare il caso più abituale: quello di accertarsi se l’inquadramento dell’istruttore sportivo ai sensi dell’art. 67 primo comma lettera m) Tuir sia sempre consono alle prestazioni effettuate nei confronti di una società sportiva dilettanstisca che gestisce una palestra, regolarmente iscritto al registro Coni.
Secondo la Cassazione «quale premessa di ordine metodologico, occorre partire dalla nozione di attività sportiva dilettantistica.

Nel nostro ordinamento non figura una definizione giuridica univoca di tale attività e, più in generale, di sport dilettantistico.
Tale nozione si ricava per esclusione rispetto al concetto di attività sportiva professionistica.
Ovvero che prevede l’esercizio di attività sportive in via continuativa, e remunerata a titolo professionale, normativamente disciplinata dalla legge 91/81, sul professionismo sportivo.
In parallelo va aggiunto che la figura del lavoratore sportivo dilettante non forma oggetto di una disciplina giuridica compiuta, né nell’ordinamento sportivo, né in quello nazionale.
Manca, infatti, uno specifico inquadramento sotto il profilo del diritto del lavoro, mentre si rinviene la regolazione di taluni aspetti specifici, soprattutto nel settore del diritto tributario.

Le precisazioni della Corte

Fatta la seguente premessa secondo la Corte gli istruttori o i maestri che tengano dei corsi in favore dei soci/clienti del sodalizio, potrebbero essere regolarmente inquadrati nell’alveo della predetta normativa di favore. (cioè l’articolo 67, primo comma, lettera m) del Tuir).
Sempre che tali attività si svolgano nel contesto di un rapporto associativo che lega l’istruttore/maestro al sodalizio. Laddove, invece, si dovesse accertare che il compenso ricevuto da tali soggetti sia ricollegato o ricollegabile all’assunzione di un obbligo di fare la situazione sarebbe diversa.
E’ evidente che la mancata partecipazione alla vita associativa del sodalizio, o la ricezione di un compenso secondo logiche di mercato, vanificherebbe la natura sportivo-dilettantistica della prestazione.
Molto più aperta invece appare la lettura della norma fiscale agevolativa da parte della Corte d’appello di Firenze.

La stessa con Sent. 683/2014 ritiene che la finalità perseguita dal legislatore è quella di realizzare un regime di favore a vantaggio delle associazioni sportive dilettantistiche.
Esentando dal pagamento dell’imposta (e della contribuzione) quanto queste corrispondano in forme di rimborsi forfettari o di compensi.
Questo vale non solo per gli atleti, ma anche per tutti coloro che collaborano con mansioni tecniche o gestionali, al funzionamento della struttura riconosciuta dal Coni.
Vi sottende, ovviamente, la necessità di incentivare questo tipo di attività e di alleggerirne i costi di gestione.
Il presupposto è sicuramente quello di avere anche una funzione educativa, che consegue all’esercizio di attività sportive non professionistiche.

Istruttori sportivi con partita Iva

Per gli istruttori sportivi e le rispettive ASD che vogliono chiarezza nei reciproci rapporti, non rimane che vagliare la strada più sicura:

istruttore sportivo con partita Iva.

In questo caso, esiste un regime fiscale agevolato naturale che può interessare l’istruttore: il regime forfettario.

Nel caso degli istruttori sportivi, la tabella ministeriale allegata alla normativa istitutiva del regime forfettario, indica quanto segue:

che, potranno accedere al regime forfettario o rimanervi coloro che:

  • limite dei ricavi 30.000 €;
  • coefficiente di redditività 78%.

Facciamo un esempio

Analizziamo un un istruttore che nel 2017 apre la posizione Iva per la prima volta e sceglie di adottare il regime forfettario.
Supponiamo che nello stesso anno abbia compensi per 10.000 €

Le tasse da versare, saranno cosi calcolate:
10.000 € x 78% = base imponibile 7.800 €.
imposta sostitutiva 7.800 x 5% = 390 €.

Capire il regime forfettario

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Istruttori sportivi e partita Iva ultima modifica: 2017-01-09T19:20:35+00:00 da Staff

14 Comments

  1. Irene 11 gennaio 2018
    • Staff 11 gennaio 2018
  2. MARIANO 2 febbraio 2018
    • Staff 8 febbraio 2018
  3. Carlo 13 febbraio 2018
    • Staff 15 febbraio 2018
  4. Cristiano 22 marzo 2018
    • Staff 23 marzo 2018
  5. VIVIANA GIOVANNA 26 settembre 2018
    • Staff 28 settembre 2018
  6. NICOLA MARRAPODI 8 novembre 2018
    • Staff 9 novembre 2018
  7. Vanessa 22 novembre 2018
    • Staff 22 novembre 2018

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